venerdì 19 marzo 2010

Da questa mattina mia Madre non c'è più vorrei ricordarla insieme ai miei amici dedicandole questa poesia.

  LA MORTE DI MAMMA  (di Antonio Pavin)                  


Quando l’urlo della morte,
con un rantolo orribile,
uscì , con la vita,
dalla tua bocca muta,
non fu pianto, ma dolcezza.
Consapevolezza che la foglia
cade,
che la vita, da quel ventre ,
ormai infecondo, generata,
era la mia,
che tutto il mio amore
era lì, nel mio sguardo
verso quegli occhi chiusi,
quel volto,
quelle membra abbandonate.
Oh mamma, piangerò.

giovedì 18 marzo 2010

POLITICA

La politica, se non è intesa come storia in atto, non è che un cieco groviglio di appetiti e di vanità. – Bisogna distinguere fra il senso di opportunismo e il senso di opportunità senza il quale non si governa. – La politica non si fa sulle ipotesi e sugli indovinelli, ma coi fatti man mano che si presentano. – Poche sono le idee giuste e nessuno può accertarne l’ esattezza; colle parole, invece, noi governiamo gli uomini. (Disraeli) – I popoli amano e pregiano le istituzioni in ragione dei benefici che loro apportano. – Bisogna avere qualche volta una logica superiore alle convenienze partigiane. – Spesso una buona politica è rovinata dalle comparse insopportabili, dei mediocri saliti dietro a un grande. – La realtà, la responsabilità del potere trasformano l’ uomo. Bisogna sciogliersi dall’ interesse di un partito per piegare le idee e gli atti al servizio dell’ interesse generale. – La politica, come capacità di persuasione, può essere esercitata da pochi spiriti disinteressati; i politici di mestiere falliscono appunto perché hanno preso l’ abitudine di professare delle idee anche per furberia.

mercoledì 10 marzo 2010

VECCHI

L’ unico modo per un vecchio di esser simpatico è di fare il vecchio. – L’ accrescersi gli anni è una civetteria della vecchiezza, specie nelle donne. – I vecchi sono l’ azoto dell’ atmosfera sociale; senza di loro la vita sarebbe bruciata dall’ ossigeno della gioventù. – La vecchiaia può durare a lungo vegeta purchè, come ammonisce Cicerone, sia “consituta fundamentis adolescentiae” . – Veder lontano è triste privilegio dei vecchi sui giovani. – Tutti sanno morire, pochi sanno invecchiare. (La Rochefoucauld) – Non vi è uomo così decrepito che non pensi di avere ancora in corpo venti anni. (Montaigne) – Quanto più mi avvicino alla morte, meglio mi sento. Credete pure che lo stesso accadrà a voi. Non può essere altrimenti, perché la vita condotta in accordo con Dio è una gioia ininterrotta fino alla morte. (L.Tolstoi) – Non è dal loro numero che si contano gli anni, è dal loro peso.

lunedì 1 marzo 2010

GIOVANI

E’ insopportabile vedere dei piccoli uomini ciarlieri a cui la stupidità infonde l’ insolente desiderio di spingere avanti, di sforzare il movimento della vita uniforme, legittimato dai secoli. – L’ età in cui si soffre dei nostri migliori istinti. – L’ età in cui il cuore batte veloce sotto la stretta delle sue speranze. – Facilità del giovane ad irritarsi contro chi lo consiglia: “monitoribus asper”, come dice Orazio.

sabato 6 febbraio 2010

OSTACOLO ALLA PACE

L’ ostacolo principale all’ avvento della pace è, senza dubbio, la diversità delle religioni.

domenica 24 gennaio 2010

IL PRIMO CHE PASSA


Stamattina, levandomi, mi sono affacciato alla finestra, e vedendo passare un uomo, un uomo qualunque, il primo che passa, ho pensato che quell’ uomo deve sapere una cosa, una cosa molto semplice, che io non so, che forse non saprò mai, e che mi sarebbe tanto utile sapere.

sabato 2 gennaio 2010

PECCATO


Compiacersi nel pensiero e nel desiderio del male, è quasi come averlo operato. – Il peccato si oppone alla virtù, come la malattia alla salute. (S.Tommaso d’A.) – Nella Somma si dice che quanto il movimento del peccato è più proprio della volontà, tanto il peccato è più grave. – L’ inebriante sensazione del pericolo morale è uno dei più pericolosi incitamenti al peccato. – La nostra società ha perso il senso del peccato, lo riduce ad una attività dello spirito, e sorride all’ inferno come di una fiaba per far paura ai bambini e agli sciocchi.(Gladstone) – Omnis qui facit peccatum servus est peccati. (S.Giovanni) – Il peccato prima causa di servitù, ci conduce quasi al non essere. (S.Agostino) – Bisogna per necessità che chi non si guarda dalle cagioni del peccato vi caggia. (Cavalca) – Cagione prossima del peccato è spesso una negligenza, ma le cagioni prime e vere sono più profonde e più gravi. – Solo il peccato è quel che la disfranca,-E’ falla dissimile al sommo bene. (Così dice Dante dell’ anima che pecca)

lunedì 7 dicembre 2009

GOVERNO


Consigliarsi è di molti, agire è di uno solo, come dicevano i romani. – Si combatte con le tesi estreme, ma si governa con le tesi medie. – Solone era usato dire: ogni repubblica è come l’ uomo: andare e stare su due piedi; dei quali essere il destro il non lasciare alcun delitto impunito; e il sinistro, ogni ben fatto rimunerare. (Boccaccio) – Non vi è nulla che più offenda l’ anima delle masse che la parzialità e l’ ingiustizia. – Il popolo è oppresso quando il governo è debole. – Osserva S.Gregorio dovere chi all’ altrui governo è preposto, di portarsi in modo che non lasci di esser temuto se scherza, e di esser amato quando si adira. – Perché il senato sia qualcosa, bisogna che ciascun senatore sia qualcuno. (R.Bonghi)

sabato 5 dicembre 2009

POPOLO


L’ ingratitudine del popolo io la reputo infermità, quindi più amore io metto a guarirlo.(Guerrazzi) – Ogni prerogativa che miri a non dipendere che da sé, a sottrarsi alla volontà del popolo, è un attentato contro la società, una insurrezione rivoluzionaria, per lo meno una forma di tirannide. – Il popolo è avido dell’ utile immediato, perché immediato è il suo bisogno. – Gran parte della forza delle nazioni è nel lavoro, nella cultura, nella virtù, nell’ onestà delle classi operaie. (Lessona) – Le classi inferiori partecipano cordialmente alle grandi iniziative spirituali; bisogna saper trovare la via del loro cuore. – Gli esseri collettivi, i popoli, sarebbero forse senza memoria? – Non lasciatevi opprimere dagli uomini violenti, né da quelli che vi predicano la servitù in nome di Dio. – Le classi più utili al benessere della società, più indispensabili alla sua conservazione, ecco il popolo. (Lemannais) – Un popolo gaio è il migliore dei popoli.

martedì 3 novembre 2009

NOVEMBRE


Novembre,mese triste,preludio dell'inverno.Pioggia vento o neve,il tepore di un focolare acceso,un buon libro da leggere.Intitolerei questo "C'era una volta..." Adesso,termosifone al massimo,televisione accesa oppure una rivista scandalistica da leggere e in rari casi un libro in voga.
Cosa vorrei;vorrei poter tornare alle cose semlici di una volta,assaporare di più il tempo,il poco tempo che ci è stato concesso di essere a questo mondo,potendone godere della pioggia,del vento e della neve restando al calduccio di un focolare acceso.

mercoledì 21 ottobre 2009

AMICI


Alcuni si servono degli amici come dei fiori, che si tengono finchè sono odorosi.

domenica 20 settembre 2009

IERI E OGGI (Le vie del Signore)


Questo scritto è stato lasciato,molto più di un secolo fa, da un anonimo soldato sudista, durante la guerra civile americana. “Chiesi a Dio la forza di conquistare, e il Signore mi fece debole perché imparassi umilmente a ubbidire. Chiesi di essere aiutato a fare cose grandi, e il Signore mi fece ammalare perché facessi cose migliori. Chiesi ricchezze perché potessi esser felice, e mi fu data la povertà perché fossi più saggio. Chiesi di tutto per potermi godere la vita, ed ebbi la vita perché potessi godere di tutto. Non ebbi nulla di quello che avevo chiesto, ma ebbi tutto quello che avevo sperato. A dispetto di me stesso, le mie preghiere furono udite. Fra tutti gli uomini sono il più beneficato.

lunedì 14 settembre 2009

EDUCAZIONE


Dall’ insegnamento lo scolaro dovrebbe riportare l’ anima piena, e invece non la trova che inzeppata; dovrebbe averla ingrandita, non gonfiata. – Platone racconta che il primogenito del re di Persia, quando era arrivato ai quattordici anni, era dato in custodia a quattro personaggi: il più giusto, il più saggio, il più temperato, il più forte della nazione: il primo gl’ insegnava a non mentire; il secondo gl’ insegnava la religione; il terzo a rendersi padrone dei propri appetiti; il quarto a nulla temere. – Essendo domandato ad Agesilao che cosa bisognasse insegnare ai fanciulli, egli rispose: Quello che dovranno fare, uomini. – Le api vanno succhiando qua e la i fiori; Ma poi ne fanno il miele che è cosa tutta loro, non è più maggiorana né timo. – Niente vi è e vi potrà essere che sostituisca il sentimento religioso e la famiglia nell’ educazione del fanciullo. – E’ bene eccitare all’ ammirazione dei grandi caratteri mentre la natura è plastica e si presta alle impressioni.

giovedì 3 settembre 2009

Conoscenza dell'uomo


Noi siamo considerati per quello che siamo. Il carattere trapela fuori malgrado la nostra volontà. (Emerson). – Nella solitudine la sensibilità si accumula a profitto delle passioni. – I primi a mettersi in moto sono gli uomini d’ iniziativa; gli uomini continuativi vengono dopo. – Quando si sdegna un’ illusione, è sempre a nome di un’ altra illusione. – Gli esseri di second’ ordine, invece di trasformare, l’ avvenimento che incontrano, si trasformano essi stessi nell’ avvenimento casuale: tutto ciò che loro accade ha odore di destino: un amico, un’ amante, la professione. – Vi sono uomini che hanno la volontà degli altri: sono gli esecutori nati di ordini. – Il dualismo della morale professata a parole, e della ipocrita libertà segreta, governa la vita sociale. Fraudolenta anomalia della quale si scopre presto la comoda contraddizione. – Ogni individuo ha un ideale proprio. Fargli balenare la possibilità di raggiungerlo vale quanto dire conquistarlo di netto. – A giudicare rettamente gli uomini bisogna aspettare che siano morti.

giovedì 23 luglio 2009

BUON CUORE


Gli uomini di buon cuore. E’ una lega che si spande in tutto il mondo e non ha nome né segni esteriori di riconoscimento; una lega poderosa nella quale si entra senza alcuna formalità, anche senza saperlo. Gli aderenti però si riconoscono appena parlano insieme. Essi pensano: E’ uno dei nostri”, e senz’altro si stringono in una spontanea amicizia. Questi uomini hanno per legge la pietà universale, per religione il rispetto di ogni sincera manifestazione individuale; la loro ultima meta è la verità. Gli ipocriti gli ingannano qualche volta, e gli egoisti non di rado li sfruttano e li deridono: ma essi vanno innanzi tranquilli e sicuri del trionfo.

domenica 21 giugno 2009

GIORNALISTI

domenica 14 giugno 2009

DISTANZE


La distanza da un uomo ad un altro uomo, da una donna a un’ altra donna, da un cuore ad un altro cuore, quali abissi. La distanza da un continente all’ altro non è nulla a confronto.

domenica 3 maggio 2009

VERITA'


La luce della verità non sempre illumina, ma spesso abbacina gli esseri deboli che non sanno sopportarla. Essi hanno bisogno, per poter vivere, della penombra della menzogna.

venerdì 10 aprile 2009

SPERANZA


La speranza è come il sole, che, se andiamo verso di lui, getta l’ ombra della nostra soma dietro di noi. (Smiles)
E’ sperando che si trova l’ insperato. (Eraclito)
Je n’ ai jamais connu l’ art de desesperer. (Victor Hugo)
Noi dobbiamo sperare in Dio, perché la speranza è amore, e chi non spera non ama. (Tommaseo)
Certamente divina deve essere quella religione che ha formato della speranza una virtù. Tanto è il bene che mi aspetto, - Che ogni pena mi è diletto. (Un santo)

venerdì 13 marzo 2009

UNA LACRIMA

domenica 1 marzo 2009

LEGGE



Anassagora paragonò la legge a una tela di ragno la quale ferma i piccoli animali e lascia passare i grossi.

mercoledì 21 gennaio 2009

VECCHIAIA


La tragedia della vecchiaia non consiste nel fatto di esser vecchi, ma nel fatto di sentirsi ancora giovani. (O.Wilde)

mercoledì 7 gennaio 2009

TIC - TAC


Queste gocce del tempo, che cadono senza posa, ed esauriscono, senza possibilità di rifornimento, il deposito assegnato ad ognuno.

LIBRO


Non vi è utile opinione o strampalato progetto che non siano andati a trovare un autore, un libraio e un lettore. – Un libro unico fra le mani di mille lettori, diviene mille libri diversi. Un bel libro mi entusiasma e m’ infiamma, rompe le catene delle mie abitudini e mi spalanca gli occhi sulla mia propria potenza e su tutte le possibilità che cela.

martedì 6 gennaio 2009

Una persona che non dimenticherò mai


Fra gli scrittori pratesi minori che operarono dalla fine dell'Ottocento, Moisè Cecconi tiene un posto a sè per alcuni caratteri di vita e per il complesso della sua opera, varia anche se non abbondante, dalla novellistica al romanzo, dall’aforisma al teatro. Nato a Jolo di Prato il 19 febbraio 1870, ebbe vita lunghissima: morì infatti il 25 settembre 1963, purtroppo quasi del tutto dimenticato, fuori ma anche nella nostra città, dove vivente non gli era stata prestata che scarsa attenzione, sebbene avesse partecipato ai più importanti movimenti letterari dei primi anni del secolo. Era stato, se pure saltuariamente, collaboratore del "Il Marzocco" il settimanale diretto dagli Orvieto, una pubblicazione di grande rilievo almeno fino alla prima guerra mondiale. Indubbiamente per favorire il Soffici che gli era parente, aveva anticipato qualche somma per fondare "La Voce"; denari, aveva assicurato poi Prezzolini, che gli erano stati tutti restituiti. Perduta la prima moglie, si era risposato con una canadese, che almeno a giudicare dal nome (una Le Liévre de St. Remy) doveva essere di origine nobile. Qualcosa del "gentilhomme campagnard" era infatti nel Cecconi, che quando non viveva nella sua proprietà terriera di Jolo frequentava gli ambienti letterari sia di Firenze, dove aveva fatto amicizia col D’Annunzio, che di Parigi dove indirizzò il cugino Soffici allorchè quest’ultimo vi si recò per il rodaggio artistico-letterario.
Diceva di sè, il Cecconi, di fare l’agricoltore per vivere, un pò d’arte per non morire, coltivando vigne e paradossi, odorosi fieni e variopinte illusioni. Da buon pratese studiò al collegio Cicognini, che lo vide allievo attento e partecipe, buon cultore di greco e di latino. Studiò con entusiasmo anche quando, dopo varie vicende familiari, dovette troncare gli studi intrapresi alla facoltà di lettere dell’Università di Firenze. La sua predilezione per le lingue classiche, unita alla conoscenza del francese e dell’inglese, la si ritrova anche in certe citazioni frequenti, che allargano un orizzonte che forse a certuni poteva sembrare angusto, ma non lo era. Conobbe anche Giovanni Pascoli e fu in stretta corrispondenza con Emile Zola, col quale trattava fatti ed avvenimenti dell’epoca oltre che d’arte e letteratura. Per il teatro scrisse un dramma, "Sulla via di Damasco", che non ci risulta mandato a stampa. L’attività maggiore la dette alla narrativa con il romanzo "La fidanzata del vento" (Vallecchi , Firenze, 1934) ed alcuni volumi di racconti: "Il primo bacio ed altre novelle bizzarre" (Treves, Milano, 1916), "La principessa ermetica ed altre novelle" (Bemporad, poi Gonnelli, Firenze, 1911), "Racconti per convalescenti" (Treves, Milano, 1916) e "Elogio della perfetta ignoranza" (Vallecchi, Firenze, 1927). Il Cecconi ha raccolto anche "Il taccuino perduto" (Treves, Milano, 1915), una serie di pensieri e riflessioni sulla vita del tempo.E non dimentichiamo (Farmacia dell'anima)mai pubblicato.

OCCASIONI PIRANDELLIANE
CRISTINA GRAGNANI, Pirandello lettore di Cecconi e di Manzoni
Attraverso il riscontro con alcuni frammenti di una novella di Moisè Cecconi,"La smigliacciata", che trovano posto nel "Taccuino di Harvard", Cristina Gragnani dimostra, soprattutto basandosi sulle varianti della novella "Un invito a tavola", come Pirandello abbia risentito in certe scelte linguistiche delle espressioni vive e colloquiali dello scrittore toscano. Ancora nel "Taccuino di Harvard", in posizione contigua a quella delle trascrizioni da Cecconi, sono registrate alcune espressioni manzoniane, che l'autore siciliano, pur inserendo nel proprio, personalissimo stile, usa in novelle e romanzi. Nonostante le posizioni ascoliane, infatti, Pirandello è attratto dalla lingua 'risciacquata' in Arno di Manzoni e dalle espressioni di Cecconi, scrittore autenticamente toscano.